


siamo cittadini del comprensorio Varazze, Celle Ligure, Albisola Superiore, Albissola Marina, Savona, Quiliano, Vado Ligure; vogliamo informare e promuovere manifestazioni con l'obiettivo di discutere sui problemi del traffico locale e trovare soluzioni percorribili; essere di stimolo, collaborare con le istituzioni (comuni, provincia, regione) affinchè i gravi problemi causati da un traffico da troppo tempo non più sostenibile, possano trovare soluzione in tempi brevi
Il convegno sulla mobilità organizzato da Provincia e Camera di Commercio venerdì scorso a Palazzo Lamba Doria ha consentito di fare il punto su alcune delle principali iniziative in campo infrastrutturale riguardanti il territorio savonese.
pubblichiamo un piccolo stralcio:
Alfredo Borchi, amministratore delegato di Autofiori Spa, ha ricordato che per l’autostrada Albenga-Valbormida-Predosa “abbiamo già dato uno studio di prefattibilità, con studi specifici ai Ministeri interessati, alle Regioni e all'Anas (che è già stata incaricata dal ministero delle Infrastrutture di procedere agli studi.
Positivo che l’opera sia entrata nel piano integrato della mobilità savonese”.
Da Borchi un confronto con il resto dell'Europa: “Oggi noi abbiamo 6.500 km di autostrade, ne avevamo 6.000 nel '75; la Germania, che allora era sotto di noi, oggi conta come Francia e Spagna 12-13 mila km”. E poi uno sguardo più in particolare alla rete autostradale ligure e piemontese ed ai collegamenti con la Francia: “Come progetti futuri, occorre prendere in considerazione la Sisteron-Cuneo, una nuova rete che consideri un passaggio più alto alternativo al Frejus, e prendere atto che che la Savona-Genova è satura, così come l'Autostrada dei Fiori in molti week-end.
L'Albenga-Predosa è una soluzione e noi abbiamo presentato 5 ipotesi di massima con fattibilità tecnica ed economica. Il risultato migliore si è ottenuto con la soluzione che va dalla costa verso la Valbormida (e da qui potrebbe giungere anche a Garessio con un by-pass).
Un'autostrada che si caratterizza per pregi e complessità, come il caso che sia per l'80% in galleria, e che abbia pendenze impegnative, che vanno dal 3 al 5%. Costo dell'opera: 5 miliardi 760 milioni di euro netti, tempi di realizzazione 5 anni (realistiche 7-8), entrata in funzione dopo il 2017, a pedaggio per 50 anni”.
...................
Aumenta il disagio del traffico. In Italia molto più che altrove. Spreco di energia, spreco di tempo, spreco di soldi, spreco di territorio, spreco di salute. Nei giorni scorsi la questione è stata analizzata in alcuni dei luoghi dove si ragiona seriamente sulle cose che avvengono, cercando di risalire dalla descrizione (e ove occorra dalla denuncia) alle cause.
Così è avvenuto nel bel servizio dedicato da Report di Rai tre alla motorizzazione in Italia, curato da Michele Buono e Piero Riccardi, e nello studio dell’Isfor, commentato da Anna Donati in un suo articolo.
I dati e le ricerche confermano alcune verità che stentano a farsi luce, nonostante la loro evidenza a chi si occupi di territorio. (1) La crisi e le politiche governative riducono il complesso degli spostamenti, ma aumentano quelli automobilistici anche in valore assoluto. Non poteva accadere il contrario, visto che gli investimenti privilegiano le lunghe percorrenze e i treni costosi e riducono frequenza e agibilità delle tratte a piccole e medie distanze, che sono invece quelle dove la domanda di spostamenti aumenta. (2) Il disagio del traffico è direttamente correlato all’aumento dello sprawl, alla disseminazione di quartieri e villette, case e capannoni d’ogni genere e sorta, dall’anarchia che governa sempre più il modo italiano di usare il territorio. L’aumento del disagio del traffico è causato dall’abbandono della pianificazione urbanistica. (3) Anche per questo aspetto l’Italia si sta allontanando sempre di più dai paesi civili , dove la prevalenza del trasporto collettivo è assicurato da appropriate politiche pubbliche del settore e da una saggia e rigorosa pianificazione delle città e del territorio.
Sempre più se ne allontanerà se non verrà interrotta la corso verso la privatizzazione e cementificazione del territorio, l’incentivo dell’abusivismo e alla valorizzazione speculativa del territorio.